COLLEZIONE TELEFONI D'EPOCA

DI DANIELE IELMONI


ULTIMO AGGIORNAMENTO 9 GIUGNO 2012

 

Nasce il primo telefono.

 

I primi telefoni, sia di Meucci che di Bell, erano di tipo elettromagnetico, e avevano limitazioni intrinseche nella potenza trasmessa. Per superare tali limitazioni e raggiungere lunghe distanze, Meucci pensò di ridurre l'attenuazione della linea, e nel 1870 adottò l'inserzione di un carico induttivo sulla linea e diverse strutture del conduttore (ad esempio, a treccia) per neutralizzare l'effetto pellicolare (skin effect). Ambedue gli accorgimenti furono adottati nelle reti Bell dopo il 1900. Nel 1877 Thomas Edison ottenne un deciso aumento della potenza fornita dal trasmettitore con il suo microfono a carbone, apparecchio che si basava su un principio diverso da quello del trasmettitore elettromagnetico di Meucci e di Bell. Mentre in quest'ultimo le onde sonore colpivano una membrana metallica flessibile, posta di fronte al polo di un elettromagnete, facendo vibrare il campo magnetico di quest'ultimo e inducendo nella bobina una corrente elettrica variabile inviata poi in linea, nel microfono a carbone la membrana era posta in contatto con la polvere di carbone contenuta in una capsula metallica: la pressione esercitata dalle onde sonore sul diaframma veniva trasmessa alla polvere di carbone, i cui granuli venivano più o meno compressi, determinando una resistenza variabile nel circuito comprendente trasmettitore, ricevitore e linea, da cui anche il nome di “trasmettitore a resistenza variabile” dato al microfono.
Nel ricevitore dei modelli
successivi il magnete aveva una forma appiattita, e il campo magnetico che agiva sulla membrana era più intenso. Nei trasmettitori moderni la membrana è montata dietro una griglia, e al centro reca una cavità a forma di cupola (capsula microfonica) in cui sono
contenuti dei granuli di carbone. Le onde sonore che attraversano la griglia esercitano una pressione variabile sulla cupola; quando i granuli vengono compressi diminuisce la resistenza che essi offrono al passaggio di corrente, provocando una variazione della corrente trasmessa.

BREVE STORIA DEL TELEFONO DI CASA

La nascita del telefono è legata ad un episodio controverso. Chi lo ha inventato? Alexander Graham Bell oppure Elisha Gray? Per una strana coincidenza, infatti, entrambi depositano la richiesta per la registrazione del brevetto lo stesso giorno, il 14 febbraio 1876, a Washington. Eppure la storia registra comunemente il nome di Bell.
Come spesso accade comunque, l’invenzione si deve ad un clima di generale progresso in cui comincia a circolare l’utopia del telefono e risente delle numerose microinvenzioni ed
evoluzioni tecniche che ne hanno Gray, come Edison e Bell lavora sulla telegrafia multiplex (la possibilità di far passare diversi messaggi su uno stesso filo telegrafico). Bell, invece si occupa di rieducazione dei non-udenti, è quindi molto più sensibile alla questione della comunicazione mediante la parola. Per i
telegrafisti la comunicazione a distanza deve comunque essere mediata da operatori umani, Bell invece immagina di fare del telefono uno strumento di comunicazione a distanza senza intermediari.

“Il telefono non richiede operatori esperti poiché la comunicazione è diretta, tramite la parola, senza interventi di terzi” recita la prima pubblicità del suo nuovo apparecchio. Pensa di fare concorrenza al telegrafo con un sistema più rapido, funzionale e direttamente accessibile dall’utente. Quando i “telegrafisti” rifiutano di interessarsi al suo apparecchio, istituisce una società per la gestione del telefono.
Si deve tuttavia osservare che la trasmissione della parola per via elettrica fu scoperta da Antonio Meucci nel 1849, mentre compiva esperimenti di elettroterapia. Nel 1854 egli perfezionò il suo strumento e, nel 1859, concepì gli elementi essenziali del sistema telefonico. Infine, nel 1871, depositò un caveat (brevetto preliminare), che però decadde nel 1875 perché non poté pagare la tassa di rinnovo. Un anno dopo il brevetto fu concesso a Bell

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